“(…) l’influenza della cultura spagnola è l’ultima della serie, la prima è quella greca, la seconda e la terza sono saracena e la normanna; il Rinascimento l’ha sfiorata soltanto.

E adesso annaffiate queste diverse componenti culturali con il sole abbagliante, con la terra africana, con un mucchio di polvere e con vegetazione bellissima – e avrete la Sicilia”.

[Karel Čapek (1890-1938) – “Fogli italiani”, capitolo “Da Palermo a Taormina” – 1923]

Sono le 5:00 del mattino. E’ ora di alzarsi. Non faccio fatica, quando devo partire per le “Invasioni”, a differenza delle altre mattine “normali” dove chiedo al mio fedele amico di aiutarmi … “Ok Google … svegliami tra cinque minuti”.

Una doccia, una controllata all’attrezzatura, jeans, scarponi, giacchetta, zaino ed emozioni in spalla. Un salto al bar “La Siesta” per sorbire il primo caffè della giornata. Mi aspettano già lì i miei compagni di auto, Lillo, Giovanni ed Anna Lea.

Ci avviamo verso il luogo del raduno, la stazione ferroviaria di Taormina-Giardini, dove sono in attesa Alfio, Rocco e Fulvio. Partiamo.

Prima tappa il bar pasticceria “Daidone” a Catenanuova (EN). Cornetto, caffè, due chiacchiere veloci e si riparte verso la stazione-museo di Villarosa.

Com’è nostra abitudine, un po’ per la curiosità, un po’ per sgranchire le gambe, subito in piccoli gruppetti, chi a sinistra, chi a destra, chi sopra, chi sotto, chi scavalca di qua, chi adocchia posti improbabili dove entrare … si comincia a “tastare” il luogo incuriositi, in attesa dell’arrivo di Primo David, l’ultimo capostazione (e non solo) di Villarosa, l’uomo che ha salvato la stazione dalla dismissione, creando un museo. La sua presenza ha segnato tutta la nostra giornata illuminandoci con i suoi racconti, di vita e di cuore.

S’inizia con il Cimelio delle Acque del 1876, e lì, oltre a spiegarci i principi di aerazione del luogo e renderci partecipi con accurate spiegazioni, racconta fiero e commosso le sue origini contadine. Ascoltiamo in silenzio tutti i suoi racconti, incuriositi ed affascinati. Osservo che tutti i miei compagni cambiano il soggetto di scatto. Non più paesaggi ma Primo, quasi a voler fermare i suoi racconti lì, nelle loro macchine fotografiche. Perché Primo ha questa fame di far conoscere il suo passato, come quasi gli stesse sfuggendo di mano e volesse ricordarsene sempre. Forse per questo lo racconta, Primo, per lasciare traccia del suo vissuto, per consegnare a qualcuno le sue memorie. E noi, silenziosi, abbiamo respirato a pieni polmoni le sue emozionanti avventure. Ci mette passione, Primo, nel suo lavoro, un amore che si tocca con mano, che si riesce a percepire guardandolo nei suoi occhi azzurri umidi dall’emozione.

Ci racconta altre sue avventure nella sala d’attesa dei viaggiatori, dove un’anziana signora entra, saluta ed attende il prossimo treno seduta su una sedia vicino all’uscita. Scatto qualche fotografia, mentre guarda il suo cellulare e scruta l’ora sull’orologio da polso. Abituata ormai, alla vita frenetica, a non attendere più i treni della mia adolescenza, mi ritornano in mente tanti capitoli della mia vita. Mi ero proprio dimenticata cosa volesse dire aspettare un treno! Minuti spesso interminabili, gesti inconsci per controllare l’ora continuamente, che poi in fin dei conti, neanche guardavi, era solo un come per dire “ma quando arriva?”. E così, tra i racconti di Primo e la visione di quella signora, mi perdo tra le mie domande interiori ed intanto scatto. Click!

Primo ci avvisa che è in arrivo il treno, tutti fuori, pronti, fotocamere in mano. Ognuno si posiziona dove meglio crede, il treno arriva, si ferma … faccio due chiacchiere con il macchinista, che incuriosito da tutte quelle macchine fotografiche, mi chiede cosa fosse successo.

– Siamo un’associazione fotografica e siamo qui per … – spiego, ma vengo interrotta.

– E fallo un sorriso! – Una voce alla mia sinistra si sovrappone alla mia risposta, è il capotreno.

– Allora me lo fa anche lei, il sorriso? – Mi giro verso di lui, e scatto. Click!

Il treno riparte e noi ci avviamo verso i vagoni-museo, ma io e Fulvio avevamo già adocchiato un edificio abbandonato, è più forte di noi, ci capiamo al volo e sgusciamo via dal gruppo per andare in quel edificio. Qualche scatto tra le macerie, materassi per terra, porte distrutte, piccioni annidati nella soffitta e qualche scatto scherzoso. Click!

Nuovamente insieme al gruppo, osserviamo incuriositi tutti i vagoni pieni di cimeli, ce ne sono davvero tanti. Concludiamo il “tour” al museo con la visione di un filmato.

– Se fate i bravi, vi porto a vedere i ruderi di una miniera di zolfo. – Dice Primo.

E lì ci porta, sui versanti del monte Giulfo. Giù si vede, quello che è rimasto della miniera Respica-Pagliarello, una ciminiera in mattoni, edifici semidistrutti … ma sono troppo lontani … così Fulvio ed io decidiamo di avventurarci, scendendo per la collina ripida e scoscesa. Arriviamo giù, tra mucche e piante giganti di ortiche. Ne valeva la pena! La ciminiera è davvero imponente ed accanto ad essa le nuvole aprendosi, disegnano nel cielo una fenice. L’Araba Fenice … altre domande mi frullano per la testa, taccio, scatto. Click!

Risaliamo, tutti aspettano noi, la salita è persino più difficile. Con la mia “GoPro” registro dietro Fulvio che fa da apripista. Salutiamo Primo che ritornerà più tardi ed andiamo a pranzo presso la trattoria “Casa Mia” al centro di Villarosa, ad accoglierci Alice e Rosario. Ci sentiamo subito a nostro agio, quasi a casa, trascorriamo un’ora piacevole fatta di ottimo cibo, vino e goliardiche risate. Lì osservo i miei compagni, memorizzo quei volti nella mia testa, loro che scherzano e sorridono. Mi sento fortunata a poterli osservare così, scatto. Click!

Ritorna Primo e ci accompagna a Villapriolo, una frazione di Villarosa, “Paese Museo”, dove apre le porte di tante abitazioni adibite a piccoli musei con tantissimi cimeli di tutti i tipi. Mobili, scarpe, trattori, pentolame, biancheria, quadri, manoscritti … una “full immersion” tra gli odori del passato.

Si avvicina il tramonto. Cerchiamo di metterci in contatto con Alfio e Fulvio che nel frattempo erano andati a vagare tra le strade di Villapriolo, nell’attesa, in una stradina adiacente vedo due scope. Questa cosa mi incuriosisce ad ogni invasione vedo scope appoggiate alle facciate delle case. Mi ricordo della “challenge” del momento e, nonostante il loro stato pietoso, cerco di farle stare in piedi … da sole.

– Sarà difficile … la strada è in discesa … la scopa è tutta storta … è malucumminata! – Dice Rocco. Ci riesco, scatto veloce, prima che cadano. Click! “Broomstick Challenge”!

Salutiamo definitivamente Primo e ci dirigiamo verso Villarosa Centro. Fotocamere in mano, scendiamo dalle auto ed entriamo nella chiesa di San Giacomo Maggiore. Mi assale un senso di inquietudine, mi siedo su una panca, respiro, sguardo verso il pavimento, mani incrociate attorno alla fotocamera, chiudo gli occhi, penso, ma non troppo. Li riapro e più avanti vedo Anna Lea nella mia stessa posizione. Penso a come siamo così simili, a come ci siamo incontrate ed a quanto ancora abbiamo da dirci e condividere. Memorizzo quel momento nella mia testa e scatto. Click!

Usciamo, un caffè al volo con un biscotto, strano, non amo i biscotti, ma quando sono in giro per la Sicilia, voglio assaggiare tutto. E ripartiamo verso casa.

Al ritorno regna spesso il silenzio nelle auto, forse per la stanchezza, forse per le travolgenti emozioni … stavolta come sottofondo avevo la musica di Anna Lea che usciva dalle sue cuffie. La capisco, capisco che deve ripartire e capisco il suo stato d’animo. E’ anche il mio, ogni volta. Anna Lea mi offre la sua cuffia destra, non esito e me la metto subito nell’orecchio. Appoggio la mia testa sulla sua spalla e cantiamo, insieme. Non è facile, il giorno dopo lei parte e quel momento mi sembra quasi un saluto affettuoso. Un altro momento da memorizzare per sempre e scatto nella mia mente. Click villarosa!

Arriviamo alla stazione di Taormina-Giardini, dove salutiamo Rocco. Mi riaccompagnano a casa e sulla porta di ingresso mi fermo. Memorizzo tutta la giornata, prendo un bel respiro e non riesco a trattenere un sorriso.

Tutti cerchiamo di trovare il nostro posto nel mondo e si cerca di cominciare dalle piccole cose. Sì, comincia un po’ così, la vita.

Comincia con una parola magari detta a caso.

Comincia con uno sguardo di troppo.

Comincia con una risata.

Comincia con una lacrima, anche due.

Comincia con un bisogno di vivere che non ti sai spiegare.

Comincia con quella curiosità a cui sei condannata.

Comincia a piacerti quel che fai.

Cominci ad incastrare le tue passioni con i tuoi doveri.

Cominci a decidere cosa vuoi e cosa non vuoi, a fare dei click nella tua vita, scelte.

Cominci a fare scelte.

E quindi è così che continua il mio viaggio in Sicilia.

Tra le mie lenzuola sento che anche questa giornata è stata piena di esperienze ed emozioni. Chiudo gli occhi, la mia quarta invasione (la prima di un giorno) si conclude. Ma prima di abbandonarmi a Morfeo, quattro parole nella mia testa:

Grazie Sicilia!

Grazie Taoclick!

Sandra Sánchez Martín-Nieto