Castronovo di Sicilia, Cammarata e San Giovanni Gemini23 e 24 febbraio 2022

Antonio Tabucchi nel libro “Viaggi e altri viaggi”, edito da Feltrinelli per la collana “Universale Economica” nel 2010, cita questa bella frase: «Un luogo non è mai solo ‘quel’ luogo: quel luogo siamo un po’ anche noi. In qualche modo, senza saperlo, ce lo portavamo dentro e un giorno, per caso, ci siamo arrivati». Sembrerebbe tutto ovvio, evidente, lapalissiano, se non fosse per il fatto che il “per caso” delle nostre invasioni, (questa che sto per raccontarvi è stata la numero 37 e tra un paio di settimane raggiungiamo l’ottavo anno di attività della nostra associazione fotografica), è il frutto di un lavoro studiato a tavolino, con «certosina e sapiente passione» dal segretario Alfio, per ‘quei luoghi’ della nostra controversa, affascinante, contradditoria isola: la Sicilia.

Per noi la sveglia suona sempre presto, non in quanto devoti al sacrosanto motto “Il mattino ha l’oro in bocca”, piuttosto per accaparrarsi il maggior numero di ore di luce possibile e sappiamo bene che chi ha questa semplice passione non se ne dovrebbe assolutamente privare. La nostra prima meta è Castronovo di Sicilia, piccolo comune di circa 2.800 abitanti, situato ai piedi dell’altopiano del Kassar, al confine tra la provincia di Agrigento e quella di Palermo. Ai bordi della strada statale Palermo-Agrigento, giusto al bivio che conduce a Castronovo, si trova il suggestivo complesso del Casale San Pietro. Si tratta di una antichissima struttura con annessa una piccola chiesa, adesso oramai distrutta, all’interno della quale venne rinvenuta una statua marmorea di San Pietro in cattedra attribuita al Gagini. Proseguiamo, dopo aver scattato le nostre foto, e raggiungiamo il Ponte Vecchio posto a cavallo del fiume Platani che consentiva, fino a qualche secolo addietro, al congiungimento con la provincia di Agrigento. Le strade siciliane, – un contorto groviglio che neanche Dedalo, pur con la buona volontà, sia mai stato capace di architettare -, sono adatte a chi ha particolare dimestichezza con la “santa pazienza” e dove non è possibile proseguire con le quattro ruote ci si affida alle proprie gambe. Così abbiamo fatto, dopo aver costeggiato con l’auto il Lago Fanàco, per raggiungere un luogo unico e magicamente misterioso: il Monastero Basiliano di Santo Stefano di Mélia. Apriamo il portone e ci ritroviamo all’interno di un cortile dove la spiritualità del luogo sembra non essersi ancora sopita nonostante l’abbandono e l’incuria. Una fontana ottagonale, tipica dello stile bizantino, si erge al centro ed è messa in risalto da un basamento di forma ottagonale anch’esso. Si sente solo il vento e il rumore dell’acqua nella vasca della fontana sembra suonare note mistiche di un passato vissuto e che non vuole saperne di essere accantonato dall’oblio degli uomini.

A Castronovo di Sicilia l’appuntamento è al Centro Sociale Totò Tirrito, ci accoglie l’Architetto Cosima Orlando, giusto il tempo di un caffè gentilmente offertoci e con il Sig. Francesco Ferreri, artista castronovese, iniziamo ad “invadere” la cittadina. In Piazza Municipio, dopo aver velocemente visitato la Chiesa di San Francesco d’Assisi, accompagnati dalle locali vigilesse, raggiungiamo il Colle San Vitale a circa 750 metri su livello del mare, dove sono locate quattro chiese di particolare interesse. La prima è la chiesa di San Vitale; è a unica navata ed è anche l’unica chiesa del colle a mantenere l’originaria funzione, anche se solo per due giorni l’anno, il 9 Marzo e la seconda domenica di agosto, in occasione della festività del santo patrono a cui la chiesa è dedicata. Le altre chiese sono quella di Santa Maria dell’Udienza, quella dell’Addolorata e poi ciò che rimane della chiesa di San Giorgio dei Greci o del Giudice Giusto. Il Colle San Vitale è sormontato da un insediamento medievale databile all’XI secolo e dove sussistono i resti del castello. Rientriamo in paese e visitiamo l’Antico Lavatoio e la Fonte Rabato. Il nostro tour si conclude il pomeriggio a Palazzo Giandalìa, al primo piano le ampie stanze hanno le volte decorate da interessanti affreschi dell’artista Giuseppe Enea (1853-1907), pittore e decoratore del teatro Massimo di Palermo, soprannominato il “Serpotta pittore” per la sua abilità nel dipingere putti.

Abbiamo ancora tempo a disposizione, in questo periodo le giornate iniziano ad allungarsi e quindi decidiamo di visitare il Borgo Riena. Lo raggiungiamo attraverso le Strade Provinciali 36 di Castronovo e 36 bis di Riena, strade con parecchie difficoltà che ci costringono a guidare con molta attenzione, il manto stradale in alcuni punti è inesistente e la pioggia dei giorni precedenti ha creato delle voragini sul terreno. Anche stavolta lasciamo le auto e proseguiamo a piedi. Borgo Riena fu costruito dal Consorzio di Bonifica Quattro Finaite-Giardo negli anni 60 con lo scopo di consentire ai contadini e alle loro famiglie di risiedere a poca distanza dai terreni coltivabili. Probabilmente non fu mai abitato, ufficialmente almeno. Uno dei tanti borghi siciliani dispersi in mezzo al nulla, il silenzio e il vento freddo fanno da cornice ad un fantastico panorama dove i campi coltivati si perdono a vista d’occhio.

La sera si avvicina, prendiamo alloggio a Cammarata. Il tempo di una doccia calda e ci concediamo una cena nella vicina San Giovanni Gemini a base di ottima carne e di un corposo vino rosso locale, accompagnando il tutto con le nostre vivaci chiacchiere.

Kamarat, in provincia di Agrigento, sorge alle pendici del Monte Cammarata, a 682 metri sul livello del mare. Il nucleo abitato mantiene le caratteristiche urbanistiche del borgo medievale. La storia e la vita del paese ruotano attorno al Castello Normanno, eretto nella parte nord-orientale, in una posizione elevata e strategica. Caratteristiche, come d’altronde in tanti altri borghi che abbiamo “invaso”, le antiche strade e le continue ascese che la rendono particolarmente “ostica” ai pigri di fisico. Passeggiando accade che dalle finestre aperte si propaghi l’odore di buone pietanze e il vento leggero sussurri la storia antica di un paese. Seduto sulle panchine di pietra nello stretto piazzale prospiciente la Chiesa di San Vito, mi concedo una pausa ammirando le numerose vette della catena montuosa dei Monti Sicani, da lontano intravedo l’Etna che con la sua cima innevata fa timido capolino. Purtroppo, come spesso succede in Sicilia, le chiese e diversi monumenti sono chiusi; l’arte, tra dipinti, stucchi, statue, dovrebbe dare sempre la possibilità di essere ammirata, letta, studiata, amata: sono queste piccole e fondamentali necessità che ci permettono di continuare a salvaguardare il bello, di capire che la nostra storia, il nostro diamante dalle mille sfaccettature, non merita assolutamente di essere nascosto per una semplice noncuranza ed una atavica inerzia di chi dovrebbe invece tutelarlo.

Il pomeriggio raggiungiamo San Giovanni Gemini, le due cittadine sono separate del fiume Halikos. Il Platani è per estensione il terzo della Sicilia e sino al periodo romano era navigabile per una buona parte del corso principale. Il Fazello nel XVI secolo così lo descriveva: «…molto buono a coltivare, e pieno di cataletti di fiume, e al tempo era pieno di giardini e vigne. Questa pianura produce assaissimo grano…». La seconda domenica di giugno si svolge a San Giovanni Gemini la festa di Gesù Nazareno: un imponente Carro Trionfale, alto 21 metri, viene portato in processione per le vie del paese. La festa affonda le sue origini nel lontano 1677, quando venne trovata da alcuni contadini presso la montagnola Puzzilo, oggi Pozzo di Gesù Nazareno, e da lì la statua è stata portata in paese su un carro trainato dai buoi. Il Nazareno è una statua lignea di colore scuro e di autore sconosciuto, “dal volto appassionato ma sereno e dolce, con un amorevole sorriso di misericordia e di amore appena accennato”, la cui devozione è così profondamente radicata nella cultura del popolo al punto che gli emigranti sangiovannesi in quei giorni di festa rientrano al loro mai dimenticato paese.

Rogika