... Tempo libero con Taoclick ...

Il vero lusso, che nessuno pensa più di offrirsi, è prendersi il proprio tempo.

Paul Morand

Noto - Basilica Cattedrale di San Nicolò_Ernesto De Luna
Noto - Palazzo Nicolaci di Villadorata Particolare del Balcone dei Leoni_Alfiio Barca
Noto ...
“Free time” improvviso, deciso l’ultima ora della sera prima, anche questo con le signore, si parte senza una meta precisa, che addirittura viene cambiata durante il viaggio. Si opta per Noto, dato che il Presidente Ernesto non c’è mai stato! Imperdonabile! Città barocca ricostruita in altro luogo dopo lo spaventoso terremoto del 1693 che distrusse la Noto antica. Nel 2002 il suo centro storico è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità da parte dell'UNESCO, insieme con altre città tardo barocche del Val di Noto.
Iniziamo la visita dai mosaici della Villa Romana del Tellaro, scoperta nel 1971 in conseguenza di scavi clandestini, al di sotto di una masseria di età sette-ottocentesca. I mosaici furono distaccati dalle sedi pavimentali e restaurati nei laboratori della Soprintendenza di Siracusa ed esposti per la prima volta nella Chiesa di S. Domenico a Noto nel 2003. Furono riposizionati nella masseria originaria ristrutturata, riqualificata e resa fruibile al pubblico nel 2008 (37 anni dopo la scoperta!).
Proseguiamo verso la città, posteggiamo ed entriamo attraverso la Porta Reale in via Vittorio Emanuele. Ottocento metri “dentro” il barocco! Lo sguardo fatica a scegliere cosa guardare, numerose e varie sono le bellezze che si parano davanti ai nostri occhi. Chiese, palazzi, portali, balconi, terrazze. Girovaghiamo fra le piccole vie barocche ammirando la struttura architettonica di questa città, che sembra uscita da un set cinematografico.
Una raffica di click merita il Palazzo Nicolaci di Villadorata, con le opulente balconate sorrette da mensoloni in pietra scolpita dalle grottesche figure … notevoli anche gli interni del palazzo. Non ci siamo fatti mancare le nostre solite intrusioni nei laboratori dei ceramisti, che ringraziamo per averci “sopportati”.
Chiudo con le parole di Vincenzo Consolo: «Tutti dovettero avere una grande superbia, un grande orgoglio, un alto senso si sé, di sé come individui e di sé come comunità, se subito dopo il terremoto vollero e seppero ricostruire miracolosamente quelle città, con quelle topografie, con quelle architetture barocche: scenografiche, ardite, abbaglianti concretizzazioni di sogni, realizzazioni di fantastiche utopie.»
Alla prossima.
Alfio Barca
Ernesto De Luna
Alfio Barca
Caltagirone ...
Un “free time” dell’ultimo momento, come sempre quando c’è di mezzo il “vulcanico” presidente Ernesto, anche stavolta con le signore al seguito, che decide di girovagare per le impervie scalinate e stradine di Caltagirone - la città della ceramica – una tradizione millenaria profondamente legata alla storia urbana. Dove le abili mani degli artisti modellano l’argilla nelle oltre cento botteghe creando piatti, teste di moro, candelieri, vasi, lucerne, piastrelle, formelle e quant’altro partorisca la loro fervida fantasia creativa.
Come nostro solito abbiamo “invaso” nel vero senso della parola alcune botteghe e per questo ringraziamo i titolari per avercelo permesso, per documentare fasi della creazione o della decorazione di alcune opere.
Nel nostro andare in giro anche incontri inaspettati, come quello con il Prof. Aldo Palmeri già Direttore dell’Assessorato Regionale al Turismo, con il quale abbiamo ricordato i vecchi tempi legati alle figure di mio suocero Achille Conti e del ventennale sindaco di Taormina Nicola Garipoli.
L’atmosfera natalizia con luci, musiche, mercatini e addobbi floreali ci ha spinto a seguire, non senza difficoltà, il percorso della tradizione dei presepi, sedici siti diversi, dove eleganti sculture in terracotta dipinta animano la Natività di Gesù, con personaggi e scenari tipici della campagna siciliana. Tra i tanti l’inconsueto e di grande effetto “Presepe di Pane” e la “Natività Fiamminga”, figure barocche in adorazione.
Come sempre alla prossima.
Tanti auguri di Buone Feste dall’Associazione Fotografica “Taoclick”.
Alfio Barca
Alfio Barca
ChocoModica ...
Un “free time” allargato alle signore in occasione del ChocoModica, in giro tra le bancarelle dei mercatini di antichità, stampe, vecchie fotografie, libri e tra gli stand “assaggiando” prelibatezze di cioccolato ed affini ed inseguendo aromatiche fragranze tra vicoli nascosti e scalinate.
E non ci siamo lasciati scappare l’occasione, dato che non è sempre possibile, di visitare la chiesetta rupestre scavata nella roccia di San Nicolò Inferiore, scoperta per caso nel 1987, considerata la più antica delle chiese di Modica, risalendo probabilmente all’età altomedievale, i cui cicli pittorici visibili sulle pareti presentano caratteri riconducibili all’arte bizantina, databili dal tardo secolo XI al XVI secolo. Un altro dei tesori “nascosti” della nostra Sicilia.
Alfio Barca
Annalea Steccanella
Fontana dei Canali del 1585_Alfio Barca
Un giro a Buccheri ...
un piccolo paese montano della provincia di Siracusa: stretti vicoli acciottolati, case colorate, bucato steso al sole, bambini che giocavano a pallone nella piazza davanti la chiesa, la nonna che arrostiva la carne nel vicolo ... “immagini” vere di una Sicilia che scompare, “immagini” che mi hanno emozionato!
Questa è la mia Sicilia, che purtroppo non conosco e che voglio scoprire ogni anno con gli amici di Taoclick.
Grazie a tutti.....Annalea Steccanella
Niente da aggiungere alle “emozioni” di Annalea, un solo commento, un detto della mamma dei fratelli Formica, Giuseppe (in sala) e Sebastiano (cuoco-contadino) gestori dell’Osteria ‘U Locale, dove non si può fare a meno di fermarsi a degustare le loro specialità (noi ci siamo fermati, abbiamo gradito e qui ringraziamo anche per il tempo a noi dedicato a farci da … guida):
“Panza cuntenti
cori climenti,
panza a diunu
nenti pirdunu."
Alfio Barca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

012 - Copertina Annalea Steccanella
011- copertina Alfio Barca
‘U Signuri Longu - Castroreale (ME)
In occasione dell’arrivo a Taormina della nostra socia all’estero … Annalea, ho organizzato un “Free Time” fotografico a Castroreale per una festa particolare, la festa in onore del SS. Crocifisso (nel dialetto locale ’U Signuri Longu), miracoloso simulacro di cartapesta a grandezza naturale, opera di un anonimo plastificatore siciliano del XVII secolo, custodito e venerato nella Chiesa di Sant'Agata.
Ad esso è attribuita la miracolosa liberazione della città dal colera del 1854.
I fedeli del luogo lo chiamano - ‘U Signuri Longu - perchè tutte le volte che il Crocifisso viene portato in processione, viene issato su di un palo ligneo di cipresso lungo 13 metri, assicurato mediante un pesante canapo e inalberato attraverso un complicato meccanismo di pertiche lignee su di una vara di legno dal peso complessivo di circa 950 kg, portata a spalla da 16 uomini. A manovrare le forcine delle pertiche esperti “maestri di forcina”, che permettono al simulacro di muoversi tra le strette strade, spesso in discesa, dell’antico paese.
Secondo un'antica tradizione i “portatori” erano quasi tutti contadini, i “forcinari” artigiani del legno o assimilati.Durante la processione la Croce sembra muoversi lentamente sui tetti delle case.
Di seguito la storia dell’evento che diede origine a questa tradizione che risale al 1854, anno della terribile epidemia di colera che causò, in appena due mesi, oltre trentamila vittime nella città di Messina.
Molti messinesi cercarono di sfuggire al contagio riparando nelle campagne e nei paesi più vicini. A Castroreale giunse la signora Giuseppina Vadalà, moglie del messinese Orazio Nicosia, che risiedeva a Castroreale per lavoro.
La signora si rivelò già colpita dal male e la notizia, diffusasi rapidamente tra la popolazione, che fino a quel momento era rimasta immune, seminò allarme e costernazione. Si pensò di ricorrere all’aiuto divino, portando in processione il simulacro del Crocifisso venerato nella chiesa di S. Agata. Era il 25 agosto e quando la processione giunse presso la casa, in cui abitava il signor Nicosia, questi, allontanandosi dal letto, su cui giaceva la moglie ormai moribonda, assistita da un sacerdote, andò ad inginocchiarsi sul balcone e, volgendo gli occhi pieni di lacrime alla sacra immagine, implorò il miracolo. In quel momento sentì la voce della moglie, che da qualche ora non parlava più e, corso al capezzale, la trovò seduta sul letto come tornata alla vita.
Il miracolo riempì di gioia la cittadina, che non registrò nessun altro caso di colera.
Alfio Barca
Padri e Figli_Ernesto De Luna
Porto Empedocle_Rogika alla ECVR Exibihition 2017_Luisa Barca
“Credo che un genitore debba cercare di proporre al figlio la parte migliore di sé: non solo, ma debba cercare di viverla, perché non si può offrire soltanto un modello, ma anche un esempio” (Piero Angela). In una incerta giornata di fine aprile, cogliendo l’occasione di vedere la mostra “ECVR Exibihition 2017” alla Torre di Carlo V a Porto Empedocle, a cui ha preso parte il vicepresidente Roberto Rogika Mendolia, si è improvvisato un doppio “viaggio con papà”. I padri hanno accompagnato i figli alla scoperta della zona agrigentina, un rapido giro della cittadina di Porto Empedocle, con la sua statua di Montalbano, il porto, la piazza. Una capatina nel territorio di Realmonte alla Torre di Monterosso, risalente alla prima metà del 1500, facente parte del sistema di avvistamento e di difesa elaborato dall’imperatore Carlo V per proteggere le coste siciliane dai pirati saraceni. Chiudendo la mattinata con l’esplorazione paesaggistica dell’ammaliante Scala dei Turchi, sulla cui marna bianca scintillava l’azzurro del mare e un cane si rilassava sotto il tiepido sole e la brezza marina. Nel pomeriggio ci siamo spostati alla Valle dei Templi di Agrigento. “Quando ci poniamo di fronte all’antichità e la contempliamo con serietà nell’intento di formarci su di essa, abbiamo il senso come di essere solo allora diventati veramente uomini.” Questa frase di Goethe ci pone di fronte al “θαῦμα”, “meraviglia” in greco antico, lo stupore di fronte alla capacità di costruire grandi opere monumentali di cui oggi rimangono poche testimonianze. Ci lasciamo immergere dalla bellezza della Valle e dalla maestosità dei Templi di Hera Lacinia, di Eracle, di Zeus Olimpio, della Concordia, dei Dioscuri, cogliendone la sacralità e l’importanza, assaporando il tempo che sembra essersi fermato, immortalato non solo nei nostri scatti fotografici ma in un luogo al di fuori del tempo, eterno. Proprio questo ci fa rendere conto di quanto non importi l’effimerità della vita se si riesce a lasciare impronte, segni importanti e significativi che durino nel tempo, come ne sono stati capaci i Greci e tante altre popolazioni antiche. Proprio contemplare l’antichità può formare e renderci ancora più uomini, perché gli uomini antichi non erano poi tanto diversi da noi. La Valle dei Templi ha il potere di trasmettere un senso di comunanza, di unità tra antico e moderno. Questo viaggio è stato anche capace di farmi riflettere su quanto l’uomo sia capace di distruggere le bellezze che egli stesso ha creato, di rovinarle, di vandalizzarle. Ho avuto modo di notare come la Scala dei Turchi sia stata incisa da scritte, scritte che non sono state risparmiate nemmeno ad una pianta alla Valle dei Templi. “Per costruire un impero l’uomo impiega cent’anni; per distruggerlo gli basta un giorno”.
Luisa Barca
copertina
Un messaggio all’alba del Venerdì Santo dal “notturno” Roberto: Sono libero! Dove possiamo andare nelle vicinanze? D’impeto, propongo un evento pieno di fascino: “Lu Signuri di li fasci”! Mi aspetto: troppo lontano! Invece, come suo solito, con enorme sorpresa mi arriva un: “pattemu”! Qualche ora più tardi, un secondo messaggio: la mia macchina fotografica fa i “capricci”, vado da Fulvio a farmene prestare una! Finale con sorpresa: viene anche Fulvio! Inizia così il viaggio verso Pietraperzia per vedere dal vivo la suggestiva processione del Venerdì Santo “Lu Signuri di li fasci”, della quale si hanno notizie certe scritte fin dal 1776. Il nome deriva dalle fasce di lino bianco - circa 200 - che ogni anno vengono legate ai piedi del SS. Crocifisso di una croce alta per la precisione 8,51 metri (33 palmi siciliani). Le fasce vengono realizzate dai fedeli che hanno espresso un voto nei confronti del Signore Gesù Cristo. La più antica registrata ancora esistente è del 1874. Antichi riti si ripetono secondo la tradizione, “li misureddi”, la legatura di “li fasci”, "a ppassamànu", la struggente “ladàta”, fino alla spettacolare alzata della croce nel più assoluto silenzio. Il simulacro con la croce viene portato in processione a spalla per le vie della città da 80 portatori, le fasce hanno anche la funzione di equilibrare l’andatura dello stesso. Stentorei ordini: "Attrantàmmu li fasci!" "Allintammu li fasci!", evitano pericolose inclinazioni. Il Crocifisso, viene seguito dall’Urna del Cristo morto e dal fercolo dell’Addolorata. Non è facile descrivere le emozioni, l’Associazione “Taoclick” prova ad emozionarvi con le immagini!
Alfio Barca
ernesto-de-luna
Giro dell'Etna-Bronte-
Una bellissima frase di Ansel Adams che porto sempre con me, nei miei pensieri è... "Non fai solo una fotografia con una macchina fotografica. Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito, e le persone che hai amato." E così ti succede un giorno di alzarti presto, un po’ prima del solito, per mettere in pratica questo splendido pensiero. Per dire il vero non è successo così per caso ma è stato programmato un giorno prima, cosi tra amici, quasi senza esserne convinti del tutto ed alla fine la realtà ha preso il sopravvento. È mattino presto, la luce ancora fioca dell'alba con il suo colore tipico di un fiore rosa appena sbocciato, ti illumina il percorso e ti apre la mente ai nuovi spazi ed alla fantasia e pian piano comincia “l'avventura”. Il percorso è semplice, ma allo stesso tempo interessante... un giro intorno alla Montagna... la nostra amata Montagna con tutti i suoi Paesi che la circondano e le fanno da corona, quasi a voler venerare sua Maestà la Regina. Ed ecco che inizi a mettere nella tua macchina fotografica tutte le immagini che vedi che incontri; chiese "dipinte" di pietra lavica, monumenti irti slanciati nel cielo, piazze piene di gente, di bambini che giocano, di mamme che sgridano, castelli arroccati su montagne insormontabili, ponti che raccontano di tristi battaglie, colori che "senti" come profumi intensi di questa nostra amata terra... Paese dopo Paese, quasi esattamente come diceva Ansel Adams nella sua bellissima frase! L'unica cosa che non possiamo "trasmettervi" è solo la musica, perché quella non la vedrete ma la sentirete guardando tutte le immagini che siamo riusciti a mettere nella nostra macchina fotografica!!!
Francesco Motta
rogika-roberto-mendolia
ernesto-de-luna
“La cosa più difficile in fotografia è rimanere semplici”. Questa frase di Anne Geddes, fotografa australiana molto conosciuta per i suoi soggetti infantili fiabeschi, è stata usata, rubata, a volte anche violentata dagli appassionati di fotografia. Eppure è una grande verità. Aggiungo, per esperienza personale, che la cosa difficile è anche essere naturali, modesti e spontanei, mai prendersi troppo sul serio. Eppure sono tanti quelli che possedendo una macchina fotografica digitale, credono di avere raggiunto chissà quale traguardo. La facilità d’uso del digitale ha permesso a molti di avvicinarsi a questo mondo fino a pochi decenni fa sconosciuto. Io ne sono contento perché fare e parlare di fotografia non può che fare bene alla fotografia stessa. Sono meno contento quando invece di dialogare e confrontarci si costruiscono muri senza senso. Diciamo allora le cose come stanno: nessuno vi ha chiesto di fare delle fotografie! Se non le farete probabilmente il mondo andrà avanti lo stesso, vivrà benissimo anche senza le vostre fotografie. Allora fate in modo di prendere l’auto, il treno o anche la bicicletta e andate in giro a curiosare il mondo. Anche soltanto a 20 chilometri da qui ci sono cose semplici, genuine e belle che meritano la vostra attenzione, che meritano di essere fotografate. Cambiare aria aiuta a essere più “semplici”! Un caro saluto a tutti RGK
02 Gurne-Alcantara
01 Gurne-Alcantara
UN POMERIGGIO TRA AMICI
c'è caldo...non sai che fare...non vuoi confusione...cerchi pace tranquillità refrigerio...e buona compagnia.......
formula azzeccatissima....e si va insieme...
Destinazione Le Gurne dell'Alcantara, Sono 16 piccoli laghi formati nel letto lavico del fiume Alcantara, di forma rotonda e ricadenti l'uno verso l'altro. La larghezza delle gurne varia tra i 5 e i 30 metri di diametro e la profondità dai 5 ai 10 metri. Le Gurne si trovano interamente nel territorio di Francavilla di Sicilia dietro il colle dove si trovano i ruderi del castello, l'ultima gurna si trova nelle vicinanze di Fondaco Motta. Un percorso alternativo: facendo tappa a Castiglione di Sicilia, è possibile visitare la chiesa di Santa Domenica o Cubada cui si diparte un suggestivo sentiero che, costeggiando il fiume, arriva fino alle Gole dell'Alcantara.
pomeriggio divertente...spensierato...quasi si torna bambini.....
Questo è quanto anima l'associazione Taoclick...l'AMICIZIA...